Voglio andare in Africa e bere una bottiglia d’acqua della Ferragni di fronte a un bambino che muore di sete

È la prima volta che scrivo in un bar, non credo lo rifarò. Ho sempre pensato che scrivere in luoghi pubblici sia solo un modo come un altro per darsi delle arie e lo confermo. Chi vuole darsi delle arie ha solo bisogno d’aria. Li sento respirare, ti sento respirare.

Ho ordinato la solita bottiglia d’acqua, quella piccola da mezzo litro. Molti ordinano caffè, io no, non perché mi piaccia andare controtendenza, oddio un po’ sì, però in questo caso è solo gusto. Il caffè non mi piace e poi una bottiglia d’acqua è tra le cose più economiche che tu possa ordinare in un bar, non è un caso che quando entri in un locale e hai bisogno di usare il cesso ordini sempre quello, una bottiglia d’acqua. Una bottiglia d’acqua per sedersi, una bottiglia d’acqua per andare al cesso, una bottiglia d’acqua per prendere tempo tra una domanda e un’altra durante una conferenza. Una bottiglia d’acqua è un po’ come far finta di ascoltare casualmente una canzone solo per poi contattarla, una scusa. Ultimamente ho ascoltato Calcutta solo per poi pensarti. Ti prego andiamo a Peschiera del Garda/ Per fare un bagno/ Non voglio allagare la tua mansarda/ Per farmi un bagno/ Ti prego andiamo a Peschiera.

L’acqua, l’acqua c’entra in ogni cosa, «Siamo fatti per il 90% d’acqua» cit. Faccio un sorso, poi un altro, poi un altro ancora, come certi baci, l’acqua, preferisco dividerla in piccole dosi. Nel tavolo di fianco al mio si parla, sono tutte donne. Un’amica una volta mi disse che evita più possibile di trovarsi al bar con altre donne, «Non voglio trovarmi in situazioni che mi diano modo di fare l’oca, e spesso le donne tutte insieme questo sono».  Non sono mai stato d’accordo con lei, ho sempre preferito parlare con le donne, non perché abbiano argomenti più interessanti, diciamo che hanno argomenti punto, spesso quando sono in compagnia di amici oltre figa e pallone non si va, a proposito, com’è finita la partita domenica?  Comunque le sento parlare e butto l’orecchio, un bravo scrittore ha la stessa caratteristica di una buona pettegola, sa origliare bene.

«È davvero vergognosa questa cosa dell’acqua della Ferragni» dice una di loro.

«Hai proprio ragione» fa l’altra.

«Ci rendiamo conto che in Africa muoiono di sete e qui invece c’è gente disposta a pagare otto euro per una bottiglia d’acqua» ricalca la terza.

«Dovremmo vergognarci, e dovrebbe vergognarsi anche la Ferragni» continua la prima.

«Perché?» vorrei risponderle, però mi trattengo. Forse perché non ho voglia di perdere tempo con una di quelle no-global che poi indossano Nike, forse perché dovrei concentrarmi sullo scrivere o forse perché se le rispondessi non saprei poi cosa scrivere.

Perché è sbagliato vendersi? Io lo ammetto, se potessi metterei il mio nome ovunque, cereali, fast-food, preservativi, ovunque. Mi ci arraperei a vedere la mia faccia ovunque mi giri. Mi ci arraperei a sapere di gente che compra cose solo perché sono io il “testimonial”. Mi ci arraperei a contare soldi tutti i giorni come se piovessero, come se fossi Pablo Escobar. Adesso me l’immagino i moralisti storcere il naso, hanno nasi grandi i moralisti perché si deve notare bene il loro dissenso e le dimensioni contano se vuoi farti notare. Sono un po’ duro, lo so, ma i moralisti sono come lei quando scopiamo, mi stanno sul cazzo.

Ogni anno in tutto il mondo ci sono centinaia di fiere del lusso e un salone internazionale, il lusso non è come Dio, esiste e lo vedi bene. Non ne faccio una colpa a nessuno, alla fine il lusso è un modo come un altro per mascherare la miseria. Cos’è la miseria? Guardati intorno.

 

Un pensiero riguardo “Voglio andare in Africa e bere una bottiglia d’acqua della Ferragni di fronte a un bambino che muore di sete

  1. Grande Loreto M.
    Sei meravigliosamente vero..crudo..irruento..
    Continua così…io ti leggo…
    Ok nn sono la Ferragni e quindi forse nn fa testo…ma mi piace come e cosa scrivi!

    "Mi piace"

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